Notte al porto dei partenti

Tra il russare ancestrale di corpi antichi e derelitti

tento invano di eludere il richiamo del sonno

che batte sugli occhi.

Nel cielo scuro non crescono luci, non si odon rumori.

Tutto è fermo e tace.

Solo il lamento si sente di queste barche ormai vuote

che attraversano i sogni con respiri pesanti

e rantoli secchi;

è l’anima che invano mormora e scalcia e scappa

alla fine sempre trattenuta (seppur a stento)

dalla fermezza e dall’intento di sempre e soltanto vivere.

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