Coltri scure

Svito il tappo della penna

e mi affaccio al porto oscuro dell’anima

reietta, abbandonata, esclusa.

La morte irrompe

invincibile e lenta

nella vita piatta e ferma.

Ferma come la mia barca

sull’Oceano Nero

enorme piastrella

liscia e lucida.

Sui fili appesi

si muovono i piedi malfermi

di noi stupidi umani

con gli occhi pieni

di laghi salati.

Non galleggio più

e non affondo.

Riempio lento i polmoni.

La mia nave gracchia

l’aria taglia.

La vita si rivela a sprazzi

attraverso coltri scure.

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