Preghiera per la mia vita

Da grande volevo fare il calciatore. O il geologo. Non mi ricordo bene. C’era la nebbia e non si vedeva oltre il cofano della macchina. Ave Maria piena di pane. Ballavamo lenti su amache di stoffa bagnata. Culla di uno stato liberale unito dagli interessi dei bambini. E noi restavamo lì tutto il pomeriggio, seduti sui nostri motorini, a parlare del niente. E non dicevamo mai la verità al prete che ci confessava. Pomeriggi da solo in casa. Salve Regina. Mia nonna piangeva sempre durante le preghiere della Vigilia di Natale. E noi potevamo stare in fila anche per ore. E poi i primi amori. O anche semplicemente persone delle quali avevi paura. Come i ragazzi del quartiere. O i signori vestiti bene nei negozi. Non c’era tempo nel campo di cemento. E gli anni erano lenti come la mietitura. Non c’era freddo neanche d’inverno. In vacanza con mio papà e mia mamma. Ave Maria piena di latte. Amici persi. Volontà lente a sciogliersi. E tu che non tornavi mai. Tredici trecce di pietra. Le lenzuola bianche che ti coprivano immobile. L’unica lattina che non sono riuscito a finire. Le tette. Il primo mazzo di chiavi. Gli stati conoscitivi alterati dalle onde radio. Il revisore dei conti. L’eredità. Padre Nostro che sei nei Cieli. Le due trecce che mia madre tiene nel cassetto e i dolori che si tiene nel cuore. La boxe sul letto con mio padre. La paura di non riuscire a ridere mai più. La prima volta che ho vomitato da ubriaco. Il tempo perso. La chiesa gremita e l’odore d’incenso. La televisione che non taceva mai durante i compiti che non ho fatto. Il mio disordine perso nell’ordine che curo. Come medicine che diventavano veleni. Benedetto è il frutto del tuo seno. Nelle sere con mia nonna sul balcone, a raccogliere camomilla e fantasticare su bambole di pezza. O al rosario con le sue amiche. Le donne nude quando mi sono rotto il braccio. Le tue telefonate che non capivo. Il centro del mondo. L’ombelico di mia madre. Padre Nostro dov’eri quando ci inseguivano i cani giù alla diga? Il passaporto fatto per andare in un villaggio di soli italiani. Le bollette del gas. Le bollette della luce. Le bollette dell’acqua. Della bile. Della felicità. Dell’amore che c’è in commercio. Di tutto l’amore che non riesco ad esprimere ridendo. O scorticando. O mettendo la statua della Santa davanti alla colata di lava. Il fiatone della salita. La tua saliva. L’odore di te sul fiore. Il tuo sapore. Amen.

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