Canto di ritorno

Canto di ritorno

da lungo peregrinare su rive servili e scoscese.

Lungo andare come gamberi impazziti.

Membra tremanti,

meningi ripide e scoscese.

Canti di liberazione imprigionati

in gabbie di vimini troppo difficili da aprire.

Urli soffocanti a rompere un guscio divenuto

fragile e troppo.

Carrozze ed eserciti al galoppo

brandendo pensieri cupi come fossero lance.

Ma occhi disegnati dormienti

in realtà solo fermi erano.

E quando il violino ricomincerà a suonare,

allora sarà un sole a decidere l’ordine delle cose

e delle scintille che saranno tornate.

Pellicani arrugginiti,

pellicce regalate da mariti poco premurosi,

neonati saggi,

erbe mediche e abbracci medicanti.

Zoppi e mendicanti.

Spirali tossiche.

Eremiti ermetici e casti,

presuntuosi docenti razionali.

Ecco la slitta che vi porterà a isolarvi,

la slitta del vostro stare fermi.

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